Commiato

Perché la morte ha la falce?

L’immagine che tutti abbiamo della morte è quella di uno scheletro incappucciato con la falce. Perché la morte viene rappresentata da tempi immemori in questo modo?

Dopo la peste

All’incirca nel 1400 si è diffusa l’iconografia della Morte come essere scheletrico, avvolto in un manto nero con cappuccio che brandisce una falce con cui miete le sue vittime. Da qui il nome di triste o cupo mietitore.

La falce è lo strumento con cui la morte recide la vita, come il contadino recide il grano maturo. Possiamo dunque assumere la falce come simbolo di imparzialità e dell’uguaglianza tra gli uomini.

Quando il contadino miete il grano è per raccoglierlo e trarne beneficio. Alla stessa maniera la morte con il suo colpo di falce raccoglie le anime. La morte mette fine al ciclo naturale della vita.

Uomo e grano hanno la stessa sorte

La vita dell’uomo può essere paragonata a quella del grano. Tutto ha inizio con la seminala – la fecondazione, poi vi è la fioritura- la giovinezza, la maturazione del frutto – l’età adulta. In fine vi è la piena maturazione grano dal quale si estrae la spiga- la vecchiaia che culmina con la morte e con l’anima che lascia il corpo.

Diversi modelli di morte


Lo storico francese Philippe Aries, definisce la morte un fenomeno dinamico, in continua evoluzione. Inoltre Aries distingue quattro modelli in cui si è modificata nel tempo la percezione della morte:

  1. addomesticata (che si estende per quasi un millennio);
  2. di sé (a partire dal XI-XII secolo);
  3. dell’altro (dal XVII-XVIII secolo);
  4. proibita (dalla seconda metà del XIX secolo ad oggi).

Tutto questo ci fa capire come l’immagine che tutti abbiamo della morte e la percezione della stessa si evolva nel tempo.

Un argomento ampio e complesso di cui sicuramente parleremo ancora e più ampiamente.

Per approfondimenti vi consigliamo Ignorando

Si ringrazia per la foto JL G  

Cristina Dall’Ave – Celebrante cerimonie Laiche per la provincia di Vicenza

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